Come accompagnare il bambino

Osservando i bambini nei vari momenti trascorsi alla scuola dell’infanzia e durante le sedute di pratica psicomotoria, si nota quanto gli stessi abbiano bisogno di essere accompagnati. Ebbene si, i bambini di oggi hanno tanto bisogno di essere seguiti ed accompagnati da un adulto competente e cosciente: una naturale richiesta verso una “modernità” che piena di aspettative li vorrebbe già “grandi”.

La minor disponibilità da parte dei genitori, per motivi di necessità lavorativa, a trascorrere del tempo disteso con i propri figli fa si che il bambino richieda molte più attenzioni; anche perché la maggior parte dei bambini non ha fratelli con cui condividere giochi e attività e perciò chiede la presenza dei genitori.

Trascorrere molto tempo davanti alla TV, con i videogiochi, o con la Wi etc. non aiuta molto, in quanto non stimolano la fantasia e la creatività nel bambino! La troppa apprensione da parte di certi genitori a far trovare tutto pronto e già fatto non stimola lo spirito di d’iniziativa e di collaborazione (il far da sé), invece di condividere il piacere del fare qualcosa assieme al proprio figlio: insegnare le semplici faccende di casa della mamma e del papà e la pulizia del proprio corpo. E’ opportuno dire ai più piccoli “laviamoci assieme le mani” non “lavati le mani” per insegnarli attraverso il fare assieme, ossia l’esempio. A volte l’organizzazione della giornata che non include il tempo libero, dove il bambino può fare quello che più gli piace o stare nella “sana noia” invece di essere impegnato tutto il tempo in seppur interessanti attività pomeridiane, lo porta spesso ad essere stanco e disinteressato.

Le conseguenze di quanto citato sopra sono molteplici: ci sono bambini incapaci di affrontare con serenità il distacco dai genitori, bambini che piangono se non ottengono quello che desiderano, bambini che non sanno aspettare, pazientare, irrequieti e sempre in movimento, oppure introversi e paurosi, bambini che fanno fatica ad ascoltare (la soglia dell’attenzione infatti è sempre più bassa), senza spirito d’iniziativa e fantasia, bambini che si fermano davanti ai “primi ostacoli” o difficoltà della vita, bambini che non provano interesse di fronte alle parole degli adulti ed insegnanti, bambini che non sanno “stare” con gli altri, che non sanno stare alle regole. Con questa descrizione si vuole evidenziare un momento difficile che la famiglia e la scuola di oggi stanno vivendo, senza per questo fare di ogni erba un fascio. Allora come accompagnare e come stimolare il bambino verso il piacere del condividere con gli altri, dello scoprire, del creare da sé, dello sperimentare, dell’ascoltare e dell’imparare cose nuove? Una risposta è l’aprirsi all’altro, al nuovo che stimola la fantasia e la creatività affinché il bambino possa diventare un soggetto attivo, vivo in tutti i sensi della parola! L’altro sono gli amici, i compagni, le cose diverse e nuove che si imparano alla scuola e non solo, con le quali attraverso l’esperienza diretta si può accrescerne la conoscenza.

Il Gioco è il mezzo principale che il bambino ha per conoscere il proprio corpo, relazionarsi con gli altri, comunicare, imparare le prime regole della socialità e perciò crescere. Grazie al gioco il bambino impara a stare nel gruppo, comprende che oltre a lui ci sono anche gli altri, amici con cui condividere esperienze ed emozioni. Giocando il bambino impara a mettersi nei panni dell’altro, a contenere il suo gesto e la sua motricità per giocare e creare in compagnia di un amico e non più da solo.

Il gioco non è solo divertimento, ma è uno strumento di apprendimento, di conoscenza del mondo, di socializzazione, di espressione dei propri vissuti interiori. Attraverso il gioco il bambino vive la gioia dello stare assieme e del condividere vincendo l’egocentrismo e l’individualismo competitivo, tanto amato dalla società moderna. Risulta importante prendere in considerazione l’individuo come essere originale ed autentico, ma è altrettanto fondamentale il gruppo, la socialità affinché il singolo si senta appartenente al gruppo stesso.

L’uomo è un essere di socialità afferma B. Aucouturier, ideatore della Pratica psicomotoria educativa e preventiva e della Pratica di Aiuto psicomotorio, e per questo ha bisogno dell’altro come specchio di se stesso in quanto io sono grazie all’altro!!! E’ necessario insegnare ai nostri bambini a stare con gli altri bambini, perché non perdano la gioia e l’entusiasmo dello stare assieme, perché stare da soli isola e fa star male!!!