L'esperienza del gruppo nelle sedute di Pratica Psicomotoria

“Dimmi e lo dimentico,

insegnami e lo ricordo,

coinvolgimi nel fare assieme e lo ap-prendo”

B. Franklin

Il gruppo è la condizione sociale che il bambino incontra subito dopo aver sperimentato una forma di legame privilegiato con le figure di cura. Gli stili sull’attaccamento delineano i piani base della complessa costruzione dell’interazione sociale, la trama di fondo con cui i bambini si presentano alla dinamica del gruppo educativo. Gli studi sullo sviluppo psichico del bambino mettono in evidenza come la relazione madre-bambino procura una serie di esperienze comunicative, che aiutano il bambino a sviluppare la competenza di “leggere” le intenzioni altrui.

L’esperienza del gruppo dei pari mostra una qualità diversa da quella che il bambino sperimenta nel gruppo primario della famiglia. All’interno del gruppo educativo, l’esperienza si arricchisce di spunti d’azione più liberi dalle condizioni sperimentate nell’attaccamento familiare.

Le interazioni vissute durante i laboratori di psicomotricità promuovono e nutrono contesti gruppali in cui i bambini possono allargare la consapevolezza e la coscienza di sé e mettere in gioco le personali potenzialità e competenze. Sostenuti dalla finzione del gioco e grazie alla collaborazione/suddivisione delle azioni fra i vari partecipanti al gruppo che gioca, i bambini ampliano la consapevolezza di cosa possono immaginare di sé, di come possono influenzare gli altri, di quanto a loro volta possano o debbano lasciarsi motivare durante le interazioni di gruppo.

Per i bambini il gruppo è un contenitore ove sperimentare pratiche di costruzione di sé. Quando l’educatore psicomotricista è adeguatamente formato ad “abitare la distanza”, il semplice giocare con altri diventa esperienza fondante della socialità. La capacità di dare fiducia agli altri si acquisisce così proprio grazie ai giochi di scambio, condivisione, opposizione e aggiustamento in gruppo, in cui la spontaneità e la pienezza della propria corporeità in-situazione possono essere esplorate, attivate dalla ricerca condivisa di piacere, scambio, confronto, collaborazione. Queste sono le finalità e il valore educativo verso cui lo psicomotricista può e deve tendere.

L’agire che muove dalla propria corporeità,sentita e comunicata in circolo fra me e gli altri, è il punto di partenza e insieme d’arrivo della psicomotricità educativa-preventiva che si svolge a scuola.

Alla luce dei più recenti apporti relativi agli studi sull’intersoggettività e alle neuroscienze, le ricerche collocano in un’ottica evolutiva la naturale predisposizione alla cooperazione sociale degli essere umani e fondano scientificamente il rispecchiamento e la comprensione empatica. Il gruppo, quindi, è inteso come luogo dove è possibile la sperimentazione e dove si imparano le co-regolazioni interindividuali, come premessa necessaria per la formazione del soggetto sociale. Infatti il gruppo reale, vissuto nel qui ed ora dell’esperienza, propone uno scenario d’osservazione dei bisogni dell’individuo e delle sue relazioni con lo spazio il tempo gli altri e se stesso (tono, posture, etc..).

L’importanza di un’educazione consapevole alla cooperazione e collaborazione attraverso le emozioni che il corpo comunica risulta fondamentale in un mondo, anche lavorativo, in cui competenze sociali e intelligenza emotiva sono sempre più richieste agli individui.

La proposta di laboratori di psicomotricità diventa perciò un contesto privilegiato, curato e mirato, in cui al gruppo con tutto il suo patrimonio emotivo oltre che strumentale è permesso esprimersi e comunicare il proprio originale pensiero.