Il tempo per il gioco spontaneo è ormai una rarità

I giochi dei bambini non sono giochi,

bisogna considerarli come le loro azioni più serie”

Michel de Montaigne (famoso filosofo francese del ‘500)

 

Quando si osservano i bambini nelle loro multiformi espressioni si dovrebbe partire dall’ipotesi che, qualunque sia il loro comportamento, esso ha sempre una sua giustificazione logica, e se gli adulti non la rilevano non è perché essa non esiste. (Gallino 1990)

La socializzazione è un processo che rappresenta l’inizializzazione dell’individuo al sociale e attraverso di essa la realtà sociale  nella sua evoluzione-storia si fissa nel soggetto. Il bambino acquisisce la memoria della realtà sociale, della realtà umana trasformata, progressivamente allontanata dalle sue origini e dalle modalità originarie di espressione dell’uomo  e del mondo.  Ma nell’infanzia il bambino rinnova costantemente il contatto con la coscienza originaria del mondo, lo schiudersi della coscienza originaria o reverie come la definisce Gaston Bachelard. La coscienza originaria del bambino è rappresentata dal suo essere iniziale per cui egli è tutt’uno con la realtà  che lo circonda (gli oggetti, la madre, il seno materno)da cui ancora non si astrae attraverso la mediazione della cultura.

Attraverso il bambino è come se l’universo, la realtà raccontasse la sua nascita e l’uomo l’origine della coscienza del caos ( della indistinzione) naturale. E’ questa immagine cosmica che si presenta come primo contenuto della psiche del bambino. L’infanzia finisce così per essere il luogo della beata incoscienza, dell’incapacità non solo di intendere, ma anche di volere, ossia di esseri soggetti portatori autonomi di bisogni. I bisogni dei bambini sono mediati dall’adulto (dal sociale) e quindi sono quelli dell’adulto. Con questo, si costituisce una particolare rappresentazione sociale e mentale del bambino e dell’infanzia che ne pregiudica l’ascolto, la comprensione e la relazione mortificando le potenzialità del bambino.

 

Nella dialettica tra protezione ed autonomia si tratta di trovare la giusta misura per crescere un’INFANZIA SICURA. Il tempo del gioco libero non va considerato gioco perso ma un tempo di qualità, necessario alla crescita e fondamentale perché il bambino possa rielaborare ed interiorizzare le sue esperienze. La sicurezza dei bambini nasce dall’esercizio graduale dell’autonomia e prevede l’incontro con l’esperienza del rischio.

Infatti non esiste più il tempo del gioco libero, ma il tempo è riempito da apprendimenti strutturati come i corsi di inglese, musica,…il bambino è il suo corpo, vive in modo corporeo, si relaziona ed impara in questo modo. Oggi invece è un bambino iper-stimolato come se fosse un contenitore di nozioni. Perché avviene questo? E’ diffusa tra i genitori una mentalità che considera la specializzazione precoce come un’opportunità in più per i propri figli, oppure un modo per occuparli durante l’assenza per esempio per motivi di lavoro. Il genitore desidera che il proprio figlio diventi un ragazzo prima e un adulto poi competente e bravo con molti punti per inserirsi felicemente nel lavoro e nella società. Desideri legittimi ma il risultato atteso non discende dalla precocità dell’avviamento ad una pratica o alla somma di molte competenze acquisite nella prima infanzia, ma dall’equilibrio generale tra le varie esperienze di vita, dalla loro qualità e dalla possibilità di integrarle ed interiorizzarle.

Al primo posto del cammino metterei il TEMPO, quello che ogni genitore può dedicare al suo piccolo, questa è la relazionalità di base  (il sistema dell’attaccamento) che è il fondamento dell’integrazione psiche-soma, della sicurezza personale e della fiducia in sé e nell’altro.

Tempo perso è considerato ad esempio quello del gioco libero, che manca sempre di più nella vita di un bambino; spesso il genitore vedendo il figlio trafficare nella sua stanza, pensa che forse sarebbe meglio stimolarlo in questo o in quel modo. Non considera la capacità di stare da solo, nel gioco nella propria stanza, è invece una grande conquista che ci parla di benessere di quel bambino.

Il gioco è fondamentale per l’equilibrio psico-emotivo; nel gioco libero il piccolo elabora le esperienze vissute, le rivive emotivamente e cognitivamente, spesso le trasforma (sul piano corporeo o simbolico) in modo personale e creativo a partire dalle sue emozioni. Per fare ciò è necessario disporre di uno spazio/tempo senza obiettivi prefissati che egli possa investire con il suo desiderio (questa è la base della pratica psicomotoria).

Per sviluppare capacità ed attitudini effettive ci devono essere queste condizioni che garantiscono al bambino la possibilità di integrare tutti gli input assorbiti in esperienze “proprie” e rivisitate in modo personale.

Sarebbe importante per i genitori cominciare a considerare il tempo libero del bambino come importante e prezioso. Si può per esempio iniziare a osservare …. Allora si aprirà una nuova modalità di ascolto e comprensione anche della tonalità emotiva di quello che il bimbo sta facendo. Questa posizione osservativa costituisce un ambiente protetto e benevolo per il piccolo e un’opportunità per capirlo stando fuori dal gioco, oppure può essere lo spunto per entrare nel gioco del bambino e magari condividerlo, per sperimentare con lui.