La scuola parallela

La scuola Parallela

Per scuola parallela intendo l’insieme delle modalità con cui la società incultura i suoi membri fuori della scuola propriamente detta: giornali, riviste, cinema, radio, Tv, pubblicità, internet, social network,…

Oggi ogni individuo è bombardato da nozioni delle quali non conosce né entità, né il tipo, né il grado di influenza sull’individuo. Si ha così una cultura di massa finalizzata all’informazione e quasi mai alla formazione. Prevale così l’informazione visiva e sonora a scapito di quella lessicale, a partire proprio dalla nascita. Viviamo in una società moderna e la scuola ne trae il pro e i contro.

Il bambino già da quando è piccolo è a contatto con televisione, lettori dvd, videogiochi,..: un bombardamento di stimoli visivi ed uditivi spesso superiori alle possibilità di ricezione ed assimilazione di quell’età. Il tutto ci conduce a riflettere su un mondo intrusivo e persuasivo, dove tutto è spiegato visivamente, ma resta essenzialmente passivo in quanto non si percepiscono più né mistero, né la fantasia per immaginifico. Le nozioni vengono somministrate con la massima concretezza, il fantascientifico è totalmente svelato attraverso le immagini, come una specie di fantasia guidata, dunque una pseudofantasia.

Si paralizza così, tra i 3 e i sei anni, il potere magico del bambino, che caratterizza uno dei momenti più belli dell’infanzia, dove il pensiero è realtà, la parola è atto, i margini tra fantasia e reale inesistenti. Di conseguenza si blocca e si sterilizza quella istanza singolare che qualche anno più tardi dovrebbe stimolare la creatività, ossia la tendenza all’originalità, all’interesse a portare a termine un determinato compito con le proprie capacità. Creatività che diventa più tardi talento!

La personalità infantile è quindi aggredita acriticamente da informazioni poco selezionate e questa ricchezza d’informazioni eccitante, distraente, e anche divertente, contrasta con fatica la richiesta della scuola. La “cattiva minestra” del maestro perde attrattiva se confrontata con il “dolce” televisivo.

Ecco un’ulteriore causa della distrazione e del rifiuto della scuola, della noia scolastica motivazionale: manca la motivazione, la curiosità di apprendere e lo stimolo all’imparare a pensare: pensiero logico. Così per molti bambini della scuola primaria prevale ancora l’azione (il muoversi di continuo, il disturbare, il non ascoltare, il non aspettare) al pensiero.

Ma come poter risolvere o affrontare queste difficoltà? Una via potrebbe essere quella di stimolare nei bambini il ragionamento, il pensiero profondo, partendo magari da uno spunto esperienziale di vita comune, per condurli a meditare sui fatti e a soffermarli sui sentimenti che provano interiormente, a rivelare emozioni e sensazioni  che si possono confrontare e spiegare a vicenda. Le esperienze vissute in prima persona aiutano il bambino a riflettere su se stesso sulle emozioni che ha provato, ma lo stesso ha bisogno di un adulto competente e cosciente che possa filtrare le informazioni per aiutarlo a crescere con stima e fiducia in se stesso.

Oggi, non solo gli insegnanti ma anche i genitori in un clima di collaborazione sono tenuti a strutturare la personalità dei figli, aiutandoli a crescere attraverso la riflessione sui fatti e le relative deduzioni critiche morali e socioculturali che potranno portarli ad una matura concezione dei valori sociali.