Giocare non solo per gioco

Tutti noi conosciamo l’importanza del gioco nell’infanzia. Il gioco è il modo di apprendere dei bambini, il loro modo di “lavorare”. Inizialmente il bambino, sbagliando e riprovando continuamente, impara ad agire senza lasciarsi scoraggiare dagli errori e senza pensare al tempo. I giochi funzionali dei primi due-tre anni costituiscono un ottimo mezzo per perfezionare la psicomotricità globale del bambino, per avvicinarsi cioè in modo disinvolto ad atti motori sempre più complessi finalizzati ad uno scopo: saltare un ostacolo, salire sul tavolo, andare sul triciclo, ecc.

Il gioco, inoltre, sviluppa la creatività del bambino e, poi, nell’adolescente, sollecita la sua fantasia, rafforza la sua tenacia e, come succede per l’adulto, lo rilassa servendo da diversivo. I giochi ad incastro, per esempio, e poi le costruzioni, servono a consolidare il potere logico (costruire, smontare, concentrarsi,..) che si esprime nella sequenzialità delle azioni. In seguito, il gioco di costruire aiuta il bambino ad appropriarsi dei concetti di eguaglianza e di differenza delle forme stimolando così il bambino a creare con la propria fantasia.

Giocare significa divertirsi, con o senza giocattoli: correre, fare la lotta con il papà, scoprire il mondo della natura, andare in bicicletta, … Si possono utilizzare giocattoli o inventare e costruirli con il materiale che si ha a disposizione. Ogni oggetto, insomma, può essere considerato un potenziale mezzo per l’attività ludica e spesso quello che viene creato, magari con l’aiuto di un genitore o di un fratello o amico, dà molta più soddisfazione di quello comperato. Inoltre, la costruzione fatta da sé stimola la propria creatività e aiuta il bambino ad impadronirsi dell’importante concetto di trasformazione!!!

Giocare educa il bambino alle regole del gioco, costituendo così la base per accettare le regole sociali. Giocare significa anche correre, saltare, spingere, evitare ostacoli, lanciare, arrampicarsi, vincere le piccole paure di cadere, di nascondersi. Tutto questo si svolge nella sala di pratica psicomotoria dove il bambino può fare  queste esperienze in sicurezza e non solo, impara a relazionarsi , a comunicare, a rispettare gli altri e a condividere i giochi. Crea, costruisce secondo la sua fantasia case, castelli, scivoli, … trasformando il materiale a suo piacimento in un percorso di maturazione  armonico con gli altri.

Il gioco non è solo la base dell’armonia ma anche la base della fiducia tra genitori e figli e fonte della confidenza che si acquisisce vivendo gioiosamente in famiglia. I giochi funzionali dei primi anni di vita e quelli d’imitazione e immaginazione  si trasformano nella preadolescenza in sport. Nello sport il ragazzo deve sviluppare destrezza ma anche capacità di sforzarsi e di vincere la stanchezza, abituandosi a resistere alla fatica in funzione di una meta: il gioco-sport diventa così uno stimolo educativo a rendere più forte la volontà.

Infine nel gioco libero e spontaneo del bambino riscontriamo sempre imprevedibilità: un componente fondamentale della vita sociale. La vita è un’avventura e il gioco ne è lo specchio, avendo in sé quella componente di incertezza e di rischio (basti pensare al nascondino) che gli conferisce la bellezza, l’utilità per la crescita individuale e il valore catartico di molte tensioni interiori.